MUSICA E CERVELLO

La musicoterapia è una pratica terapeutica ancor poco conosciuta nel territorio italiano a differenza di altre nazioni Europee come la Danimarca, la Svezia, il Regno Unito e l’Olanda che applicano attivamente questa pratica in svariati contesti.

 

Quando parliamo di musicoterapia è importante capire la derivazione di tale termine; in particolar modo occorre sottolineare che sin dall’antichità, sin dalla notte dei tempi, gli uomini  primitivi credevano che ogni essere possedesse un proprio suono o canto segreto che li rendesse vulnerabili alla magia. All’epoca la malattia veniva attribuita a spiriti maligni che dovevano essere scacciati dalla mente e dal corpo della persona che ne fosse affetta.Per fare tutto ciò, l’obiettivo era spaventare e allontanare gli spiriti con canzoni aventi ritmi particolari e che venivano suonate con zucche echeggianti, vuote e con l’ausilio di tamburi che venivano percossi. Quindi è sin dall’antichità che la musica denota un aspetto onnipotente e divino, aspetto ormai permeato all’interno del nostro bagaglio identitario e genetico. Con il tempo la musica si è sviluppa in chiave sempre più terapeutica e specifica; essa viene attualmente applicata sia per la prevenzione che per la riabilitazione di malattie fisiche e mentali (Fubini, 2011). E’ proprio partendo da questa introduzioni che svilupperò vari articoli riguardo i possibili ambiti di applicazione della musicoterapia.

 

Molti studiosi hanno sottolineato che le capacità di captare la musica sono presenti negli esseri umani già in età precoce, riportando la possibilità di riconoscere aspetti, anche difficili, del segnale: il riconoscimento della voce materna o la discriminazione di ritmi specifici. I bambini attuano un ascolto selettivo degli eventi sonori, trattenendosi solo su determinati elementi ritenuti importanti. Parliamo di meccanismi coerenti con le peculiarità del sistema percettivo che, sceglie gli elementi più significativi per dare spiegazioni e rappresentazioni della realtà circostante. L’età evolutiva è fondamentale per lo sviluppo del cervello, che in questa fascia d’età è molto plasmabile.

La ricerca in ambito neuroscientifico e musicale si è maggiormente sviluppata negli ultimi dieci anni, dato il maggiore interesse dei ricercatori e della crescita e nascita di importanti strumenti a tecnologia avanzata. Si tratta di un porzione ampia e composita di molteplici strumenti sperimentali e tra questi citiamo: i potenziali evocati (ERP), il magnetoencefalogramma (MEG), l’elettroencefalogramma (EEG), la SQUID, la risonanza magnetica (MRI), la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la stimolazione magnetica transcranica (TMS). Questi importantissimi strumenti introdotti in ambito medico e psicologico hanno permesso di conseguire dati significativi e di rappresentare le parti attive del cervello durante l’elaborazione di stimoli sonoro-musicali.

Riguardo agli aspetti oggetto di analisi, le ricerche mettono in relazione delle dimensioni complicate, l’articolazione del cervello e la pluralità di comportamenti musicali, per studiare le relazioni tra funzioni cognitive e aree cerebrali.

Zatorre (2005) ha affermato che la musica stimola attivamente il cervello, poichè comportamenti quali l’ascolto e la formazione musicale interessano molte funzioni cognitive: ad esempio, l’intonare una singola nota coinvolge diversi meccanismi uditivi, tra cui le capacità attentive (anche in riferimento all’attenzione condivisa da più persone), l’apprendimento mnemonico, il confronto, la pianificazione, la conduzione motoria e il rinforzo senso-motorio.

Vari studi hanno osservato l’attivazione di singole aree corticali all’ascolto della musica, in relazione a distinti processi avviati. Secondo Grhun e Rauscher (2002), ci sono diversi livelli di attivazione di specifiche zone corticali in relazione al tipo di apprendimento musicale (informale vs. formale). I soggetti che sono in grado di suonare uno strumento o cantare con un’istruzione informale sviluppano delle conoscenze procedurali, considerabili come un sistema generale di elaborazione che avviene attraverso il rinforzo di unioni visuo-spaziali. Questi processi si rifanno ad un’attivazione dei lobi frontali destro e bilaterale parieto-occipitale. Gli individui che hanno invece ricevuto un’istruzione formale tramandata attraverso informazioni verbali, palesano un incremento di attività nelle regioni frontali temporali sinistre nelle quali hanno luogo i processi più analitici. Ambo gli emisferi contribuiscono intimamente nell’elaborazione della musica, ma vi potrebbe essere una disarmonia in relazione alle strategie praticate durante l’ascolto.

Inoltre, Zatorre (2005) afferma che la produzione ed elaborazione di stimoli tonali complessi come le melodie, si ha in aree corticali di ordine superiore, aventi collegamenti con la corteccia frontale che richiamano funzioni di memoria tonale per la codifica dei modelli. L’importanza della corteccia uditiva dell’emisfero destro sembra funzionale all’elaborazione di segnali con banda sottile come quelli tonali, piuttosto che quelli rapidi a banda più ampia che caratterizzano il linguaggio (Zatorre & Bielin, 2002).

Concludo dicendo che, può essere rilevante sottolineare vari elementi importanti che sorgono in seguito allo sviluppo di varie ricerche e quindi informarsi su quelli che sono gli sviluppi delle neuroscienze in ambito musicoterapico. Stando all’analisi della letteratura si possono evidenziare varie ricerche che indicano quanto la musicoterapia sia importante per l’educazione e la sensibilità dei nostri bambini.

Sempre grazie all’analisi della letteratura, Gruhn e Rauscher (2007) mettono in evidenza delle relazioni dirette tra sviluppo del cervello e apprendimento: un ambiente ricco di stimolazioni può recare modifiche della struttura fisiologica e operazionale del cervello, creando cambiamenti dello spessore corticale, delle estensioni del corpo delle cellule, della lunghezza delle aree di contatto sinaptico, un accrescimento delle spine dei dendriti, un ampliamento del numero di sinapsi per neurone, dello spessore del corpo calloso, dei neuroni dell’ippocampo e della grandezza del planum temporale sinistro.

Siete curiosi si sapere quali sono le parti specifiche del nostro cervello, che attraverso l’ascolto di musica, si  attivano?  a quali emozioni portano? come e quando fungono da antidoto a sentimenti ansiogeni o tristi? Come la musica può alleviare le vostre giornate e gli eventi della vostra vita? Informazioni più dettagliate a riguardo verranno pubblicate nei prossimi articoli e a breve, ci sarà la pubblicazione di un ebook che verterà prettamente su salute e benessere all’interno della nostra società.

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