Cibo e Psiche: siamo ciò che mangiamo

Articolo scritto dalla Dott.ssa Anna De Micco  

Peter Gabriel ai tempi dei Genesis negli anni 70′ cantava You are what you eat, eat well!   Evidente è il riferimento al filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, in cui un trattato del 1862 sosteneva che l’uomo è ciò che mangia e come un popolo potrebbe evolvere spiritualmente anche solo modificando la propria alimentazione.

Tuttavia, conoscenze relative ai ‘poteri psichici’ del cibo sono reperibili in tutte le culture più antiche. Seneca ad esempio osservava come tiranni, assassini e schiavisti fossero spesso mangiatori di grandi quantità di carne, sottolineando per contro la mitezza d’animo e la profondità dei sentimenti di coloro che si nutrivano dei frutti della terra. Anche  Giovenale, circa 2000 anni fa, si rese autore della celebre massima: “Mens sana in corpore sano”. Un concetto semplice ed estremamente pragmatico, che rivela la stretta dipendenza della ‘mente’ dall’integrità del corpo. Platone, nel 400 a.C., raccomandava la carne solo ai guerrieri.

Oggi non è più solo filosofia o saggezza empirica: ciò di cui ci nutriamo influisce attivamente su pensieri, emozioni e comportamenti dell’essere umano; infatti a 250 anni di distanza dalle intuizioni di Feuerbach e a 2500 da quelle di Platone, la biochimica dei neurotrasmettitori è in grado di dimostrare scientificamente la relazione tra alimentazione e comportamento umano.

Le neuroscienze, d’altro canto, scoprono che a seconda del cibo di cui ci si nutre si attivano determinate aree encefaliche e si sviluppano o meno sentimenti e percezioni empatiche.

Un’alimentazione a base di cibi vegetali può incidere profondamente sul comportamento e sulle emozioni.
I vegetali agiscono, grazie al contenuto di amidi e fibre, sulle concentrazioni di triptofano nel cervello, l’amminoacido ‘antidepressivo’ precursore della serotonina (un neurotrasmettitore).

Un’adeguata concentrazione di serotonina incide favorevolmente su:

– gestione di stati d’ansia e stati depressivi;
– tolleranza;
– creatività;
– socievolezza;
– rilassamento;
– calma;
– comportamento pacifico;
– gioia;
– gioco;

Inoltre, un’alimentazione a base vegetale ha la peculiarità di indurre naturalmente la frequenza delle onde cerebrali alfa, in questo stato il cervello è caratterizzato da coscienza vigile e da un senso di benessere diffuso simile a quello che è possibile sperimentare durante l’esperienza della meditazione. Il consumo frequente di carne incide negativamente sui livelli di serotonina. Mangiare carne, pesce e derivati influisce anche profondamente sul metabolismo dei neurotrasmettitori e quindi sul comportamento umano.

Bassi livelli di serotonina hanno evidenti ricadute sul comportamento diminuendo la tolleranza, inducendo facilmente stati di agitazione, rabbia, angoscia, aggressività e violenza, propensione alla lotta e allo scontro.

L’eccesso di fosforo determinato da un consumo abituale di alimenti di origine animale comporta un vero e proprio crollo di calcio con conseguente instaurazione nel comportamento umano di irritabilità e aggressività. Oltre all’aumento di patologie quali l’osteoporosi, praticamente sconosciuta nei popoli che non usano latte vaccino e in cui la base alimentare è costituita dai cereali e non dalla carne.

A questi elementi di biochimica è possibile affiancare diverse statistiche comparative che osservano un aumento direttamente proporzionale tra consumo di carne e incremento della criminalità, specialmente nei paesi più sviluppati.

Anche il consumo di zucchero è fonte di aggressività e irritabilità, come nel caso della carne , alla base c’è la sottrazione di calcio, e delle vitamine B, essenziali per il funzionamento del cervello.

Questo impatto è particolarmente evidente e preoccupante nei bambini che manifestano:

– intolleranza nel comportamento ed assuefazione alla sostanza;

– ansia;

– livelli elevati di competitività ed difficoltà ad accettare le sconfitte;

– deconcentrazione;

– sbalzi d’umore.

Ph presa dal web

 

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