Il cervello umano è come un semaforo

La capacità del cervello di rispondere ad uno stimolo esterno dipende dal bilanciamento tra eccitazione ed inibizione nella corteccia prefrontale (PFC). Le connessioni sinaptiche della parte anteriore della corteccia cerebrale consentono al cervello di prendere decisioni consapevoli riguardo l’opportunità di reagire con un movimento (o altro) ad uno stimolo.

Tuttavia, i ruoli delle singole regioni della corteccia prefrontale, il loro funzionamento quando ci si riferisce ai processi decisionali, erano sino ad ora sconosciuti. Un team internazionale guidato da Stefanie Hardung ha identificato i ruoli di 5 sottoaree, in gioco nella corteccia prefrontale, coinvolte nella possibilità di prendere delle decisioni in termini di movimento. I loro risultati sono stati pubblicati sulla rivista Current Biology. Questo studio può essere importante per incrementare la ricerca sui vari disturbi del controllo degli impulsi.

“Potremmo paragonare queste regioni della corteccia prefrontale ad un semaforo” afferma la Hardung. “Sottoaree specifiche della PFC sono responsabili per l’inibizione, mentre altre aree eccitatorie preparano i movimenti”.

Le ricerche e sperimentazioni sono state effettuate con dei topi. La disattivazione delle regioni della PFC ha modificato notevolmente la resa degli animali: l’inibizione delle regioni della corteccia infralimbica (IL) o della corteccia orbitofrontale (OFC) hanno ostacolato nei topi la capacità di reagire ai segnali esterni. La disattivazione della corteccia prelimbica (PL), invece, ha causato una reazione prematura nella maggior parte dei ratti. Inoltre, i ricercatori hanno impiegato metodi di misurazione eleffrofisiologica osservando che l’attività neurale nella PL era significativamente ridotta quanto tutte le altre regioni erano intatte.

Queste intuizioni sostengono l’ipotesi che la corteccia infralimbica e quella prelimbica svolgano un ruolo opposto rispetto a quello della corteccia orbitofrontale. Così il loro studio potrebbe servire come base per nuovi approcci alla ricerca sui vari disturbi del controllo degli impulsi, come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) o per i disturbo ossessivo-compulsivo (OCD).

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