Quando l’invidia diventa disfunzionale e patologica? Come affrontarla?

L’invidia divora le persone e distrugge qualsiasi terreno fertile. Uccide tutto ciò che è vivo e corre con la velocità di uno tsunami. Demolisce tutto. L’invidia è distruttiva sia per noi stessi che per gli altri. È un sentimento che rende amara l’esistenza, soprattutto quando raggiunge la sua massima intensità.

Forse è capitato anche a noi qualche volta di provare invidia verso un’altra persona. Per le sue qualità fisiche ad esempio, o per i traguardi che ha raggiunto o per la sua fortuna. L’invidia è un emozione che tutti conoscono almeno un po’.

Tuttavia, esiste un tipo di invidia che si dice essere sana e che non produce quel sapore amaro. La sua presenza è come un piccolo colpo sulla schiena che ci ricorda quello che desideriamo o quello che vorremmo cambiare e che ci lascia un retrogusto di tristezza e malinconia. Un po’ di sana invidia non è né amara né distruttiva come lo è, invece, quella patologica.

 

Ascoltare l’invidia in modo che ci aiuti

Che sia sana o patologica, l’invidia ci comunica che ci manca o pensiamo di non avere qualcosa. Forse ci segnala la presenza di un senso di inferiorità che ci impedisce di avere rapporti sani con gli altri o forse ci ricorda quel sogno che avevamo e che è rimasto intrappolato nell’anticamera della nostra vita. Qualsiasi sia il messaggio, l’invidia ha sempre qualcosa da dirci, per questo è importante ascoltarla.

Negandola o nascondendola non otterremo nulla. L’invidia è lì e ci vuole avvertire di qualcosa. Altrimenti non la sentiremmo come una fitta nel petto quando veniamo a conoscenza della fortuna di un’altra persona. Non ci interesserebbe.

Quando proviamo invidia, abbiamo la sensazione che qualcosa si stia rivoltando dentro di noi. Per questo è importante ascoltarla, tradurre quello che cerca di dirci, accettarlo e passare all’azione. Sì, la pedina da muovere è nelle nostre mani, di nessun altro. Siamo noi ad avere l’ultima parola sul da farsi con quel sogno incompiuto, non dimentichiamolo.

L’invidia patologica ci distrugge

È vero che non sempre abbiamo le risorse necessarie per realizzare i nostri sogni, ma forse possiamo adattarli alle nostre possibilità e impegnarci con costanza per renderli realtà. È dunque normale a volte sentire quella specie di pizzicotto quando vediamo che qualcuno è già arrivato là dove vorremmo arrivare noi o in un punto che ci fa venire le vertigini solo al pensiero di arrivarci.

Il problema è quando questa invidia si trasforma nel fulcro delle nostre interazioni con gli altri. Quando domina le nostre relazioni e iniziamo a fare continui paragoni tra noi e gli altri. In questo modo, l’unica cosa che otteniamo è distogliere l’attenzione dalla nostra esistenza per rivolgere il nostro sguardo critico verso l’esterno. Uno sguardo che cerca di scovare l’errore, la fragilità o la debolezza altrui. Un atteggiamento castigatore che non perdona la felicità altrui.

L‘altra persona diviene un soggetto da odiare, in quanto la nostra felicità dipende dalla sua sfortuna, e la nostra sfortuna dalla sua buona sorte. Un labirinto di malessere che ruota attorno al sentimento dell’invidia e ha il potere di renderci ciechi nel momento in cui dobbiamo trovare soluzioni.

Trasformare l’energia negativa in positiva

Davanti alla trappola dell’invidia e all’effetto di negatività che essa crea, diventa cruciale trasformare questa energia (rivolta a criticare e a trovare “errori” negli altri) e renderla positiva, per poter così cercare quello che ci rende davvero felici. Tutto l’impegno che mettiamo nel setacciare ciò che è esterno a noi, dobbiamo rivolgerlo verso l’interno.

Solo noi possiamo essere il nostro metro di misura. È importante partire dal presupposto che i paragoni sono veramente inutili. Ciascun essere umano è unico e ha i suoi punti di forza e di debolezza. Perché paragonarci agli altri? Non siamo la stessa persona, non abbiamo lo stesso vissuto, non vediamo il mondo nello stesso modo…

Ogni persona è fatta in modo diverso. Ci saranno persone “migliori o peggiori” di noi in un ambito preciso e non in un altro. Questo è un aspetto che dobbiamo avere ben chiaro se non vogliamo cadere nella trappola letale dei paragoni.

Una persona può essere un disastro in matematica, mentre per un’altra può essere una materia estremamente facile. Tuttavia, può essere che quest’ultima non sia creativa come la prima, che invece è un’esplosione di arte e creatività. Ogni persona brilla di luce propria.

Come abbiamo visto, quindi, solo vivendo nella nostra realtà potremo concentrarci su quello che vogliamo essere e su come possiamo esserlo. Il miglior alleato per progredire non è l’invidia, ma l’accettazione, quel sostegno in grado di spingerci verso quello che desideriamo e che a volte ci semplifica il cammino.

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